Il 4 marzo scorso il Comitato culturale, nato in memoria del compianto Procuratore generale Tindari Baglione, ha aperto le porte del suo appartamento, in Piazza Madonna degli Aldobrandini a Firenze, per l’annuale appuntamento con “I salotti del Comitato culturale Tindari Baglione“.
Anche in questa occasione, la presidente Anna Maria Baglione Bonuccelli ha voluto organizzare, per gli amici del Comitato, un evento socio-culturale, in attesa della prestigiosa Cerimonia di consegna del Premio di Laurea che, ogni anno da ormai otto edizioni, assegna borse di studio ai migliori laureati in Giurisprudenza.
In occasione dei 500 anni dalla morte, I salotti del Comitato culturale hanno voluto celebrare Giovanni dalle Bande nere, capitano di ventura e padre di Cosimo I de’ Medici.
A raccontare un ritratto inedito e curioso di Giovanni de’ Medici è stato il prof. Giovanni Cipriani, già professore associato di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Firenze, che ha raccontato, davanti a un pubblico nutrito e assorto, aneddoti e curiosità della vita, privata e pubblica, dell’ultimo grande condottiero del Rinascimento.
I salotti del Comitato Tindari Baglione ospitano il prof. Cipriani
Giovanni de’ Medici dalle Bande Nere è stato il protagonista della conferenza tenuta dal prof. Giovanni Cipriani, relatore e ospite fisso de “I salotti del Comitato culturale Tindari Baglione“.
Morto giovanissimo nel 1526, ad appena 28 anni, Giovanni de’ Medici assume un’importanza fondamentale per la città di Firenze: non solo perché militare coraggioso e spregiudicato, ma soprattutto in quanto padre di Cosimo I de’ Medici. Grazie all’esempio di quel leggendario genitore, conosciuto soprattutto attraverso la testimonianza della madre, Maria Salviati, Cosimo forgia una personalità ambiziosa e battagliera, che gli permetterà di diventare l’uomo più potente di Firenze e Granduca di Toscana.
Sventolando una bandiera bianca a strisce viola, Giovanni offre i suoi servigi alla Corte pontificia. Legatissimo a Leone X, alla morte del papa, decide di cambiare stendardo e sceglie delle bande nere, in segno di lutto. Da lì il soprannome, che lo renderà celebre. Muore combattendo per il Papa, Clemente VII. Ferito a una gamba, viene sconfitto non dai nemici, ma dalla setticemia, come svelato recentemente dai ricercatori dell’Università di Pisa, che hanno riesumato ed esaminato i resti del condottiero, tra cui la gamba amputata, conservati nella cripta del Museo delle cappelle medicee.
